Metti a novembre

Metti un treno preso alle dieci di una mattina di novembre, sotto la pioggia di Santa Maria Novella.

Metti che dentro la carrozza numero 6 ci son tre amiche che stanno andando a sequestrare una quarta nel bel mezzo del Golfo del Tigullio.

Piove.

Scendono dal treno e c’è il sole. E soprattutto c’è Lei. La vittima.. ehm.. la Quarta.

Non si capisce come fisicamente sia possibile parlare così tanto e riuscire anche a ingurgitare trofie al pesto e focaccia ligure. Contemporaneamente.

Potere della combo faringe, polmoni e sinapsi femminili.

Un potere che porta ovunque, dove lo vogliamo noi.

Continuano a parlare e a mangiare e ora iniziano anche a passeggiare. A osservare un tramonto da paura sulla Baia di Portofino. A lasciarsi andare alla Bellezza ma rimanendo lucide per scattarsi trenta selfie in tre secondi.

E di nuovo:

Ma lo sai? Ma dai! Non ci credo! Ma Perchè? Ma veramente? Ti ricordi?

Sì mi ricordo ed era bellissimo…

Confessioni, pettegolezzi, frasi rotte a mezzo e risate fragorose. Davanti a una tartare di tonno. Vino bianco. Dai finiamolo.

E parla e ricorda e analizza e sospira. E rianalizza. E ancora. Davanti a una bottiglia di Malvasia alle due di notte.

E Grazie. Per l’ispirazione continua, la leggerezza , il rinnovarsi e il mettersi in discussione. Sempre. Il sentirsi felici. Malinconici ma felici. Davanti alla Baia del Silenzio, mentre un pescatore lega accuratamente una corda intorno a pezzi di legno sabbiosi. A una bambina bionda che gioca felice con voce alta. E davanti a un panino, che sarà stata la fame o la malvasia della sera prima, ma sticazzi quant’era buono.

Risalire sul treno e tornare a Casa. Sempre uguali ma un po’ diverse.

chiavari

Autore dell'articolo: Elisa

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